Ok liberalizzare, ma quando si privatizza? Parla Nicola Rossi
“La vicenda delle liberalizzazioni conferma verità sgradevoli sia per la sinistra sia per il centrodestra. E questo al di là del contenuto del decreto approvato ieri dal governo”. Per Nicola Rossi, economista e già senatore del Pd in area dalemiana, oggi trasmigrato nel gruppo misto centrista nonché presidente dell’istituto liberista Bruno Leoni, solo un governo anomalo come quello di Mario Monti può (purtroppo) prendersi il lusso di varare un pacchetto liberalizzatorio, “esattamente come ha potuto eliminare le pensioni di anzianità”.
7 AGO 20

“La vicenda delle liberalizzazioni conferma verità sgradevoli sia per la sinistra sia per il centrodestra. E questo al di là del contenuto del decreto approvato ieri dal governo”. Per Nicola Rossi, economista e già senatore del Pd in area dalemiana, oggi trasmigrato nel gruppo misto centrista nonché presidente dell’istituto liberista Bruno Leoni, solo un governo anomalo come quello di Mario Monti può (purtroppo) prendersi il lusso di varare un pacchetto liberalizzatorio, “esattamente come ha potuto eliminare le pensioni di anzianità”. Ma il motivo, dice Rossi al Foglio quando il Consiglio dei ministri di ieri è finito da pochi minuti, non è tanto il carattere non elettorale dell’esecutivo, e quindi la spinta dell’emergenza, che pure incide, “quanto il fatto che né la sinistra né la destra hanno nella loro cultura, e quindi nel modo di fare politica, nessun vero gene liberale e di adesione al mercato. Perché se ve ne fosse stata traccia avrebbero educato al liberismo i loro elettori”.
Questo vale anche per Pier Luigi Bersani e per le lenzuolate del 2007? “Certamente. L’adesione del centrosinistra alla concorrenza e al mercato non fu una scelta strategica, ma solo tattica. La sinistra liberalizzatrice non esiste, né allora né oggi: lo dimostrano la campagna per il referendum sull’acqua e la difesa ad oltranza dei poteri degli enti locali e del capitalismo municipale”. Questione di interessi o ritardo culturale? “Più il secondo aspetto, anche se gli interessi pesano. Però la sinistra esiste in tutto il mondo, dall’Inghilterra alla Germania, e quasi ovunque ha creato concorrenza. Solo in Italia, tra i grandi paesi, è ormai dimostrato che la cultura liberale non è né sovrapponibile né conciliabile con l’umore vero, conservatore e autoreferente, degli elettori di sinistra, e quindi della sua classe dirigente. Non c’è nulla da fare, è inutile illudersi e insistere”.
Una critica che il senatore riformatore Rossi rivolge, per altri motivi, al centrodestra: “Almeno il suo gruppo dirigente com’è stato finora non è né liberale né mercatista. Tanto che coloro che lo sono per cultura e convinzione vengono automaticamente relegati al ruolo di minoranza, con la curiosa etichetta di ‘iperliberisti’, quasi fossero soggetti da maneggiare con cautela”. I motivi? “Sono molti, dall’eccesso di populismo, speculare al conservatorismo socialista della sinistra, fino al sommarsi di culture troppo in contrasto quali quella leghista, berlusconiana ed ex An”. Solo un governo tecnico e di transito può dunque agire? “In questo momento purtroppo sì, ma attenzione perché in questi casi Monti non si muove solo da tecnico. Quando dimostra che alcune cose impensabili sotto altre bandiere, dalle pensioni alle liberalizzazioni, non sono affatto impossibili, fa una cosa altamente politica per gli elettori, rivelando in sostanza che il re è nudo. Che agire non solo si deve, ma si può. E, a quanto pare, la gente apprezza”.
Tuttavia anche nel progetto liberalizzatorio di Monti c’è, secondo l’economista Rossi, qualcosa che non va: “Intanto bisogna smettere di promettere immediati risparmi nel bilancio familiare, calcolandoli addirittura al centesimo, e punti di pil. Si tratta di processi lunghi, che valgono in sé, non per il tornaconto immediato: così li svalutiamo in partenza. Ma soprattutto questo governo ha detto e ripetuto – ieri sera lo stesso Monti – che non ha una strategia di privatizzazioni. Anzi, denota volontà regolatoria – quanti notai, quante farmacie, quanti taxi devono esserci per numero di abitanti – che sconfina nel dirigismo”. “Bisogna accettare dei player nuovi, aprire a capitali freschi italiani e stranieri. E per questo occorre privatizzare. Così si può ridurre anche il debito pubblico”.